Aprire un centro estetico: requisiti, costi e l'alternativa
Qualifica, SCIA, parere della ASL e un investimento che parte da qualche decina di migliaia di euro. Oppure rilevarne uno che lavora già: i due conti a confronto, con i numeri.

Il mestiere lo sai fare. La parte che ferma quasi tutti è l'altra: che cosa serve per aprire, quanto costa arrivare al primo giorno di lavoro e quanto tempo passa prima che entri il primo euro. Questa guida mette in fila le due strade possibili, aprire da zero e rilevare un centro che già lavora, con i conti di entrambe.
La qualifica viene prima di tutto
L'attività di estetista è regolata da una legge dello Stato e richiede la qualifica professionale abilitante. Nel centro deve esserci chi la possiede: o sei tu, o è una persona che lavora con te e che resta. Non è un requisito che si aggira con l'esperienza dichiarata, ed è il primo documento che il Comune chiede.
Il percorso per ottenerla passa da un corso regionale, con durata e costi che cambiano da regione a regione. Se la qualifica ce l'ha una dipendente e non il titolare, quella persona diventa un pezzo dell'azienda: il giorno in cui se ne va, il centro ha un problema che non è solo organizzativo.
Il codice dell'attività
Il codice ATECO di riferimento per gli istituti di bellezza è 96.02.02. Serve all'apertura della Partita IVA e determina, fra le altre cose, gli adempimenti e le casse previdenziali: è la prima cosa che il commercialista ti chiederà.
Le pratiche, in ordine
apertura della Partita IVA e iscrizione al Registro Imprese presso la Camera di commercio
SCIA presentata allo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune, con planimetria del locale e titoli professionali
parere della ASL su spazi, impianti e apparecchiature, con la relazione igienico-sanitaria
posizioni INPS e INAIL per te e per chi lavora con te
documento di valutazione dei rischi e formazione sulla sicurezza
smaltimento dei rifiuti speciali, dove le lavorazioni lo richiedono
Fra la presentazione della pratica e il via libera passano di solito alcune settimane: i tempi dipendono dal Comune e dalla ASL, ed è il tratto meno prevedibile dell'intero percorso. Chi ha firmato un contratto di affitto prima di avere risposta paga il canone mentre aspetta.
Quanto costa partire davvero
I numeri che circolano nel settore, per un centro nuovo, si dispongono su tre fasce abbastanza costanti in tutta Italia:
centro piccolo, dai trenta ai cinquanta metri quadri: fra venticinquemila e cinquantamila euro
centro medio, dai cinquanta ai novanta metri quadri: fra cinquantamila e centomila euro
centro grande o con apparecchiature importanti: oltre i centomila euro
Dentro ci sono lavori sul locale, arredi, cabine, apparecchiature, primo magazzino di prodotti, insegna e le pratiche. Fuori c'è l'affitto, che nelle vie di passaggio pesa più delle cabine e che nelle stime si dimentica sempre: un canone mensile fra i seicento e i duemilacinquecento euro cambia da solo la sostenibilità del progetto.
La voce che nessuno mette in preventivo
I mesi in cui il centro è aperto ma l'agenda non è piena. Un istituto nuovo costruisce la clientela in sei-dodici mesi, e in quei mesi affitto, utenze e stipendi si pagano per intero. Il capitale che serve non è quello per aprire: è quello per aprire e resistere.
L'altra strada: rilevarne uno avviato
Chi rileva un centro che lavora compra tre cose che non si costruiscono in fretta: una clientela che ha già l'abitudine di tornare, un locale a norma con le apparecchiature dentro, e personale formato. Il prezzo di un'attività avviata si costruisce sul guadagno che lascia al titolare, non sul valore delle attrezzature.
Il confronto onesto si fa così: da una parte il costo per aprire da zero più i mesi senza incassi; dall'altra il prezzo richiesto per un centro già in funzione, che incassa dal primo giorno. Quando la distanza fra i due numeri è piccola, rilevare è quasi sempre la scelta più prudente.
Quando invece conviene aprire
Aprire da zero ha senso quando hai una posizione che non è sul mercato, quando il tuo modo di lavorare è diverso da quello dei centri in vendita nella zona, o quando i centri disponibili chiedono cifre costruite su numeri che non reggono il controllo. Non è mai una scelta ideologica: è un conto.
Che cosa guardare prima di dire sì
quanto del giro d'affari dipende dalla titolare che se ne va: se le clienti vengono per lei, una parte esce con lei
l'età e lo stato delle apparecchiature, con i contratti di assistenza e gli eventuali finanziamenti ancora aperti
la durata residua del contratto di locazione e il canone rispetto alla zona
il personale: inquadramenti, anzianità, chi possiede la qualifica
l'agenda degli ultimi dodici mesi, mese per mese: la stagionalità nell'estetica è forte e la media dell'anno la nasconde
quanti clienti sono tornati almeno tre volte nell'ultimo anno: è il numero che dice se il centro ha una clientela o solo dei passaggi
Gli errori che si ripetono
Il primo è confondere il fatturato con il guadagno: un centro che incassa centoventimila euro l'anno può lasciarne quindicimila al titolare o cinquanta, a seconda di affitto e personale. Il secondo è comprare apparecchiature che nessuno ha chiesto, perché in fiera sembravano indispensabili. Il terzo è sottovalutare il tempo: fra la SCIA e il primo appuntamento pagato passano settimane che il preventivo non prevede quasi mai.
Dove guardare i prezzi veri
Sul sito trovi i centri estetici in vendita divisi per provincia, con il prezzo quando il venditore sceglie di pubblicarlo. Guardarli serve anche a chi apre da zero: dicono a che cifre si muove il mercato nella tua zona, che è l'unico metro di paragone che conta quando decidi quanto investire.
Le regole qui sopra sono aggiornate a settembre 2026. Prima di firmare qualsiasi cosa, il Comune e la ASL del tuo territorio restano l'unica fonte che conta: le prescrizioni sugli spazi e sulle apparecchiature cambiano da un'ASL all'altra.
Prima di partire da zero, guarda quanto chiedono i centri già avviati nella tua provincia.